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Alcune riflessioni del Dott. Meleleo su obesità pediatrica e disturbi del comportamento alimentare, pubblicate su Cosmopolismedia a cura della giornalista Debora Notarnicola:

 http://www.cosmopolismedia.it/altre-categorie/salute/2860-educare-al-buo...

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ARTICOLO A FIRMA DEL DOTT. MELELEO PUBBLICATO SUL NUMERO DI AGOSTO-SETTEMBRE 2016 DELLA RIVISTA "VIE DEL GUSTO"

 

In Estate puoi...

Piacevoli  e gustose scelte di stile di vita  per la salute di tutta la famiglia

Spesso, nella mia attività di pediatra, quando mi ritrovo a parlare con le famiglie riguardo stili di vita e  piccole/grandi scelte e abitudini da cambiare o da perseguire, leggo nelle parole e nei gesti dei genitori un certo imbarazzo . Con le parole accennano a qualche scusa e negli occhi mi sembra di cogliere un messaggio di mortificata impotenza. Quasi a dirmi : "Quello che dice lei è vero. Ma come si fa con i ritmi serrati e le tante esigenze organizzative della famiglia ?" . In realtà impostare uno stile di vita corretto fin da piccoli è una cosa talmente importante per la salute psicofisica di tutta la vita, che non bisognerebbe lasciarsi scoraggiare totalmente e fare qualcosa; dei cambiamenti in positivo, anche a piccoli passi ma senza arrendersi. Se questo è vero durante tutte le stagioni, lo è ancora di più in estate. Parafrasando una nota pubblicità natalizia di pandori che recita : "A Natale puoi..." , potremmo dire : "In estate puoi...". In estate ci si può dedicare di più e meglio alla salute. In estate c'è più tempo libero ( per i bambini le vacanze dalla scuola e per i genitori le ferie e per alcuni di loro, anche ritmi lavorativi meno serrati),  quindi  c'é una maggiore possibilità di dialogo sereno in famiglia, perché meno influenzato da ritmi di vita frenetici e stanchezza. Il clima più mite e il tempo libero a disposizione permettono di più ai bimbi di giocare e ai genitori  di dedicarsi a sport o altre attività all'aria aperta. La natura d'estate offre una grande varietà di frutta e ortaggi permettendoci di poter variare l'alimentazione con più facilità tutti i giorni. I piccoli e grandi viaggi estivi permettono a tutta la famiglia di assaggiare ricette tipiche di città, regioni o nazioni diverse e magari di fare nuotate e passeggiate insieme.  Per quanto detto finora, l'estate è la stagione che da più possibilità di "sentire" le sensazioni fisiche quali quelle di stanchezza, fame, sete, sazietà, in maniera più consapevole perché più "fisica" e meno condizionata dalla fretta e dalla stanchezza fisica e mentale. Essa è quindi  un'occasione imperdibile per i genitori per insegnare ai propri figli il gusto, il profumo e tutte le altre sensazioni che danno i cibi naturali, il piacere del gioco e dello sport e l'importanza di imparare a conoscere e rispettare i segnali che ci invia il corpo. Con questa chiave di lettura quindi approfittiamo dell'estate per muoverci di più e mangiare più cibi naturali e di stagione, capisaldi della Dieta Mediterranea, che sono fonte di salute ma, soprattutto, sono buoni !  Il pesce dei nostri mari è sicuramente più buono se mangiato in vacanza al mare, gli ortaggi e la frutta di tutti i colori attrarranno di più se acquistati insieme al mercato rionale della propria città dove si può andare (magari a piedi) con i genitori perché non c'é scuola, o ancora meglio, se visti e riconosciuti nei campi durante una vacanza. Anche la pasta con legumi , spesso poco gradita ai bimbi, sarà sicuramente più attraente se servita alla fine di una lunga passeggiata in montagna o una mattinata di giochi all'aria aperta che hanno stimolato l'appetito vero e non quello indotto dalla pubblicità o dalla noia. Una bruschetta con olio e pomodoro avrà un altro gusto se durante le vacanze si sono potuti osservare i campi di grano che trasmettono al pane l'energia del sole o si sono conosciuti gli olivi secolari, giganti buoni che vegliano sulla nostra salute donandoci il gustoso tesoro dell'olio d'oliva. Per non parlare poi di quanti piacevoli vantaggi può avere per la salute scoprire il magico mondo dei profumi del basilico, del rosmarino e di tutte le nostre erbe aromatiche.

Ecco perché come pediatra, approfitto dell'estate per incoraggiare i genitori ad intraprendere dei cambiamenti dello stile di vita per tutta la famiglia. D'estate è più facile e quindi si può prendere la rincorsa per poi riuscire anche durante le altre stagioni, seppur con più difficoltà,  a fare quotidianamente delle scelte che sono investimenti per la salute di tutti, ma soprattutto dei più piccoli.

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In ambito medico si sottolinea ormai da anni come siano importanti i cosiddetti  primi 1000 giorni di vita, comprendenti il periodo fetale e i primi due anni dopo la nascita, per condizionare in senso positivo o negativo la salute futura di un individuo. I parametri metabolici della mamma, quello che il bimbo "assaggia e mangia" attraverso la placenta e il liquido amniotico durante la gravidanza e l'alimentazione nei primi anni di vita, possono condizionare ad esempio la futura pressione arteriosa, i livelli di colesterolo nel sangue e le abitudini alimentari da adulto, sia in senso quantitativo, influenzando l'appetito, che in senso qualitativo, condizionando la scelta dei cibi. Riguardo quest'ultimo punto, una revisione della letteratura scientifica pubblicata il mese scorso, ribadisce l'importanza di esporre precocemente e ripetutamente i bimbi  a vari sapori e profumi  degli alimenti per ottenerne una buona accettazione nelle successive epoche della vita. Questo è importante soprattutto per  i cibi salutari come le verdure, che spesso hanno una componente amara nei loro profili di sapore. L'alimentazione durante la prima infanzia spesso per i genitori rappresenta una "sfida" con l'opposizione del bambino ad assumere alcuni alimenti. Ciò a causa sia di un atteggiamento fisiologico di cosiddetta "neofobia" (paura dei cibi nuovi), sia alla qualità e il tono emotivo delle interazioni genitori-figli. Ma per affrontare tale sfida, ha un valore importante anche l'abitudine a proporre precocemente e ripetutamente un cibo, per indurre fisiologicamente l'accettazione del suo sapore, dei suoi profumi , dei suoi colori e della sua consistenza. Sono importanti quindi la calma e soprattutto il buon esempio e, aggiungerei, la capacità di saper proporre un'alimentazione sana, non presentandola come tale ma come un'esperienza divertente. Il buon esempio per quanto detto prima, deve cominciare già dall'alimentazione della mamma in gravidanza e deve continuare con le abitudini alimentari di tutta la famiglia. Sempre più spesso purtroppo mi capita di scoprire che giovani mamme e papà non mangiano affatto il pesce e le verdure e assaggiano appena la frutta.  Molti dei nostri bimbi e adolescenti , se messi alla prova,  non riconoscerebbero le differenze di  gusto non solo delle verdure , dei legumi e delle erbe aromatiche,  ma anche di tanti tipi di frutta magari prodotta a pochi chilometri da casa loro. In pratica non hanno dimestichezza proprio con tanti pilastri della nostra Dieta Mediterranea che è un tesoro sia per la nostra salute che per la nostra economia. Come faranno a diventarne i futuri consumatori  e promotori consapevoli ?

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L’alimentazione, soprattutto quella sana e naturale, è sempre più un argomento di discussione e di intrattenimento, occupando uno spazio sempre crescente nei social network e canali televisivi. Per i più costituisce un naturale e sano interesse ma per alcuni può diventare una vera e propria ossessione patologica. E’ stato Bratman, uno specialista di medicina alternativa, a definire nel 1997 questo fenomeno attingendo al greco orthós (corretto, giusto) e orexsis (appetito), per indicare l’insana preoccupazione sulla qualità dei cibi.  Una maggiore quantità di informazioni tramite i media, ha avuto sicuramente il merito di attirare maggiormente l'attenzione di moltissime persone riguardo i temi dell'alimentazione e della salute in genere, ma molta informazione, spesso fatta più con uno stile sensazionalistico che divulgativo, in assenza di percorsi di vera formazione, può rivelarsi spesso inutile e talvolta, nelle persone predisposte, può diventare origine di comportamenti patologici. Come accade per altre problematiche psicologiche, la risposta è da individuare negli eccessi. Infatti l’Ortoressia, che nel nome riecheggia la più famosa Anoressia, le fa da eco anche sulla rigidità degli atteggiamenti e comportamenti che si mettono in atto. La differenza è che mentre una persona anoressica spende gran parte del suo tempo a controllare il peso, l’apporto calorico e le quantità dei cibi che assume, gli ortoressici impiegano gran parte delle giornate a programmare, comprare e cucinare i cibi che reputano sani. Essi sono costantemente preoccupati dalla contaminazione degli alimenti con sostanze tossiche e dubitano dalla qualità dei cibi confezionati e del loro processo di lavorazione, inoltre spesso sono spaventati dalla vera o presunta cancerogenicità di alcuni alimenti. Ecco che una scelta alimentare consapevole diventa patologica, giungendo a interferire pesantemente con gli altri ambiti della vita. Ad esempio, le persone affette da Ortoressia possono trascurare il lavoro per preparare in casa prodotti culinari o per fare una spesa più accurata. Oppure rovinare i rapporti familiari tentando di imporre a tutta la famiglia di mangiare come loro o trascurare le relazioni sociali per evitare di uscire fuori a cena con amici o conoscenti per non essere costretti a mangiare cibi che non ritengono sani. Alcuni uscendo con amici assumono atteggiamenti "antipatici" criticando continuamente le scelte alimentari poco sane degli altri o insistono sul doversi portare il cibo da casa. Data la relativamente recente  individuazione del disturbo, non si sa molto in merito alla epidemiologia. I pochi studi effettuati in poco più di un decennio ci dicono che tende a colpire i professionisti della salute e della nutrizione, come i medici, gli sportivi, i nutrizionisti e generalmente, le classi sociali medio-alte. Né sono stati tracciati specifici percorsi terapeutici. Piuttosto, data la vicinanza fenomenologica con i Disturbi del Comportamento Alimentare, si ritiene che possano essere utili interventi terapeutici sul versante psicologico e nutrizionale. Quel che è certo è che è un fenomeno in crescita e che per questo deve essere monitorato accuratamente e nel lungo periodo di tempo. Sicuramente costituisce un motivo in più per pensare di programmare dei percorsi sistematici di educazione alla salute per la popolazione.

Dott. Domenico Meleleo - Pediatra e Nutrizionista Sportivo

Dott.ssa Giovanna Susca - Psicologa e Psicoterapeuta

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In uno studio che ha preso in considerazione 154 bambine e 110 adolescenti di genere femminile californiane frequentanti lezioni di danza di vario tipo, sono stati misurate,  tramite accellerometro , la quantità e l'intensità dell'attività fisica svolta durante la durata delle lezioni.

Lo  studio ha rilevato che in generale,  solo l'8% delle bambine e il 6% delle adolescenti raggiungevano con la lezione di danza i 30 minuti di attività fisica moderata-vigorosa (MPVA) consigliati durante l'orario extrascolastico ( gli altri 30 dovrebbero essere fatti durante l'orario scolastico) dalle linee guida per l'attività fisica del  CDC (Centre for Disease Control) statunitense. L'Hip Hop risultava la disciplina dove venivano riportati livelli più alti di attività fisica (26,9 min di MVPA nei bambini e 15,6 min di MPVA nelle adolescenti), mentre la disciplina meno "attiva" risultavano le lezioni di danze Latino Americane, dove si scendeva a livelli di  soli 4 minuti di MPVA nelle adolescenti.

Questo lavoro conferma che per raggiungere un livello di attività fisica che comporti dei vantaggi per la salute, non sono sufficienti le due o tre lezioni settimanali di attività fisica organizzata a cui si iscrivono generalmente i bambini e, in percentuale minore, gli adolescenti, ma è importante che  le famiglie prendano consapevolezza che è necessario attuare delle scelte di "stile di vita attivo" come ad esempio nei trasporti preferendo gli spostamenti a piedi e non usando l'ascensore e promuovendo nell'età evolutiva i giochi di movimento all'aperto.

Fonte: 

Cain KL, Gavand KA, Conway TL, Peck E, Bracy NL, Bonilla E, Rincon P, Sallis JF.

Physical activity in youth dance classes.

Pediatrics. 2015 Jun;135(6):1066-73. 

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La libera informazione è un diritto sacrosanto. Tuttavia riguardo la salute, ritengo che sia più importante educare che informare. Informare significa dare una o comunque poche informazioni e non darne tante altre, a causa dei tempi o spazi ristretti e della necessità di attirare l'attenzione. Le informazioni di per se , quando non inserite in un percorso formativo o educativo, dopo un po' vengono dimenticate poiché scavalcate dalle nuove che arrivano, senza lasciare traccia nei comportamenti delle persone. Educare riguardo una tematica, significa dare con continuità e sistematicità molteplici informazioni riguardo la stessa e spiegare come sono correlate tra loro e quindi anche quali sono i pro e i contro di ogni scelta o situazione, illustrando e aprendosi anche a punti di vista differenti. Per educare non basta conoscere una materia ma è necessaria anche una specifica competenza pedagogica e siccome l'educazione alla salute, considerando l'argomento, è un ambito molto delicato, è opportuno che più figure professionali collaborino in maniera sistematica ed organizzata nei progetti destinati alla popolazione. La nutrizione è una materia dove la scienza ha scoperto molto ma ancora moltissimo c'è da scoprire e questo determina un fiorire di opinioni e di ipotesi da parte di esperti , che fanno ricerca e si confrontano seguendo le logiche della scienza e le regole della correttezza culturale. Purtroppo però nella nostra epoca caratterizzata dalla diffusione di una notevole mole di informazioni, le suddette scoperte, opinioni ed ipotesi degli esperti vengono comunicate come informazioni, non in una logica educativa ma solo per attirare l'attenzione. Senza contare che la sacrosanta libertà di opinione fa si che su internet girino informazioni prodotte da non esperti e spesso non supportate da evidenze scientifiche e correttezza culturale nelle modalità di comunicazione. Tutte queste informazioni, più che contribuire alla cultura e alla salute della popolazione, confondono le idee e nella migliore delle ipotesi, dopo un po' di scalpore vengono dimenticate, poiché sostituite da altre, ma non senza lasciare traccia. A mio avviso infatti una traccia negativa rimane. Come per altre tematiche, anche per nutrizione, tutta questa "confusione chiassosa" lascia nell'opinione pubblica l'impressione di non capirci niente riguardo a tematiche che appaiono troppo grandi da comprendere e forse contribuisce a creare un clima di sfiducia e sospetto riguardo a chi produce alimenti e a chi deve tutelare la salute della popolazione. Tutto ciò, oltre che ingiusto nei confronti di tutte le persone che lavorano onestamente a tutti i livelli nell'ambito della nutrizione, è soprattutto devastante dal punto di vista culturale, poiché la rassegnazione all'ignoranza e la sfiducia, minano alle basi la possibilità di aumentare la conoscenza dei problemi e di trovare e costruirne delle soluzioni. Emblematico di quanto finora esposto è il fatto che proprio in questi giorni in cui dilaga su internet e in televisione (vedi trasmissione Report) la notizia (non nuova) che l'olio di palma è un grasso vegetale ma saturo e quindi da limitare come assunzione, è stato pubblicato online dall'Istituto Superiore di Sanità, un documento che intende supportare gli operatori nell'individuazione delle strategie di prevenzione dell'obesità nella scuola più efficaci e adatte al contesto locale, proprio a partire dalle evidenze della letteratura scientifica, per contrastare il pressapochismo, l'improvvisazione e la disomogeneità di interventi che spesso caratterizzano tali interventi educativi. L'informazione che l'olio di palma è contenuto in molti prodotti dolciari industriali e artigianali verrà incamerata dall'opinione pubblica insieme a tante altre, come quelle sui contaminanti chimici di molti cibi, senza cambiare sostanzialmente i comportamenti alimentari e la salute della popolazione. E' scientificamente provato che un intervento formativo di educazione alla salute non ben pianificato sortisce effetti scarsi o nulli. Figuriamoci una serie di notizie comunicate solo per fare ascolti. Invece la notizia che in Italia gli esperti riflettono su come impostare meglio i programmi di educazione alla salute nelle scuole e in collaborazione con le famiglie è importante poiché come cittadini, riguardo i temi della salute dovremmo richiedere soprattutto formazione e non solo informazioni. Piuttosto che discutere se è meno dannoso mangiare un cornetto contenente olio di palma o uno contenente burro, impariamo a limitare l'uso dei dolci e mangiamo più frutta, possibilmente locale e di stagione.

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Il mio articolo comparso sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 17/07/2014

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Dopo le medaglie già conseguite ai Campionati Europei  di Maggio e ai Campionati Nazionali Juniores di una settimana fa, altri due atleti del Circolo Canottieri Pro-Monopoli , allenati da Daniele Barone e seguiti per la nutrizione dal Dott. Domenico Meleleo, sono saliti sul podio oggi, ai Campionati Nazionali di Canottaggio categoria “Ragazzi, Esordienti  e U23” che si sono svolti a Sabaudia (LT). Si tratta di Sara Monte di 16 anni che ha conquistato l’oro per la specialità “singolo” , Categoria “Ragazzi” e di Michele Quaranta di 20 anni , oro nella specialità “Quattro di Coppia”, Categoria “U23”. Tra gli atleti seguiti dal Dott. Meleleo, anche Paola Piazzolla (17 anni) della Lega Navale Italiana - Barletta, dopo i successi dei mesi precedenti, si conferma fortissima anche nella categoria Under 23 conquistando una medaglia di Bronzo nella specialità "singolo".

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